Un altro incontro importantissimo è stato quello con Pier Paolo Pasolini. […] Ero a Modena e lo ascoltai mentre faceva a teatro una lezione di critica letteraria: restai molto colpito. Era un monologo che teneva incollati alla sua bocca, lasciava sbalordito chiunque ascoltasse: parlava di tutto, di sé, della letteratura, ma in maniera semplice. Era un grande affabulatore, era proprio bello. Pensavo: che bel mondo che ha Pasolini, che belle cose gli girano intorno. Era strepitoso. Ci parlammo dopo che era sceso dal palco. E mi intrigava parecchio. Il suo fascino derivava da quello che diceva. E da come lo diceva. Mi chiese subito se avevo letto il copione. Mi chiese se volevo farlo. Ma poi si parlò di tutt'altro. […] Con Pasolini parlai di gerani, camminando per strada. Lui, guardando una piantina esposta fuori da una finestra che dava sulla via, si inventò la vita che poteva avere la signora che innaffiava i gerani ogni giorno. Poi, a tavola, si parlò di una scatola di fiammiferi. ‘Guarda che bella!’ mi diceva. Era entusiasta di una scatola di svedesi. E così pensai che quelle erano le persone straordinarie di cui avrei dovuto far tesoro ogni volta che ne avessi incrociata una. Fellini che mi parla del parmigiano. Pasolini che mi parla dei fiammiferi. Argomenti minuscoli. Ma trattate da persone che sono state geni nel loro campo, colossi del cinema italiano. Invece di stare a parlare per ore di copioni o set o romanzi, parlano di altre cose, nella normalità di una cena. C'è gente che non capisce, che non coglierebbe niente da una conversazione del genere. E io ho avuto la fortuna di incontrare queste persone, che mi hanno regalato pezzetti meravigliosi del loro pensiero.
Non dimenticherò mai la volta che vidi Bette Davis all'Hilton di Madrid. Le andai subito incontro e le dissi: «Miss Davis, sono Ava Gardner e sono una sua grande ammiratrice». Ebbene, sapete, si comportò esattamente come volevo che si comportasse. «Lo credo bene che lo sei, – rispose. – Lo credo bene». E se ne andò a passo leggero. Che dire, quella sì che è una stella.
L'unica cosa provata è che la sofferenza d'amore, prima o poi, finisce. Ci vuole carattere, bisogna avere la pazienza di aspettare. Non si muore per amore, si muore per impazienza.